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Cinque tendenze comuni nella migrazione dell’infrastruttura IT

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La migrazione di tecnologie è all’ordine del giorno, ed è sempre più frequente e radicale.

Livelli e strati di migrazione

350x250Oggi la migrazione avviene a livello di endpoint dei dispositivi, con la costante reinvenzione di notebook, tablet e smartphone.

Mentre avanziamo verso il nuovo mondo virtualizzato del cloud computing, c’è poi la migrazione a livello di infrastruttura di IT (server inclusi).

Al livello intermedio – non necessariamente quello del “middleware” in senso stretto – un’altra ondata di migrazioni deriva dall’affermarsi di soluzioni definite dal software, API (Application Programming Interface) e microservizi che insieme a intelligence di rete e nuovi standard, prassi e protocolli aperti, rendono possibile un nuovo tipo di IT digitalizzata.

Il problema rispetto a tutte queste stratificazioni e livelli consiste nel rimanere focalizzati e consapevoli delle tendenze comuni nella migrazione di infrastrutture di IT. Gestendo e migrando correttamente l’infrastruttura, possiamo gettare le basi per una migrazione efficace al livello superiore, quello dei prodotti, dei servizi e dei dispositivi.

1. Evitare i salti nel buio

Più che la tendenza n° 1, questa potrebbe essere la trappola n°1: troppe aziende intraprendono la migrazione dell’infrastruttura e l’adozione del cloud computing senza alcuna analisi preliminare della propria situazione. Questo processo è necessario per a) individuare fattori propulsivi e obiettivi aziendali in modo che la migrazione possa supportarli e b) fornire analisi qualitative e quantitative sulla base di IT attualmente installata, per conoscere con precisione il punto di partenza.

2. Apertura verso l’apertura

La verità è che la migrazione dell’infrastruttura IT rappresenta un’opportunità, perché consente alle aziende con strutture precedentemente basate su silos e applicazioni monolitiche gestite mediante software proprietario di procedere verso i nuovi standard aperti. La possibilità di orientare la nuova infrastruttura IT aziendale verso strutture applicative e standard di rete aperti, e incentrarla su open source e Linux, è il motivo per cui la migrazione può rappresentare un nuovo inizio per tutte le imprese.

3. Un caso risolto

Dobbiamo ricordarci sempre che la migrazione dell’infrastruttura IT non è un’operazione una tantum o un semplice caso di esecuzione pianificata che si risolve una volta per tutte. Proprio per questo l’adesione a standard aperti è essenziale: ci consente di lasciare la porta aperta ai futuri, inevitabili cambiamenti.

Secondo Dell, “Con la trasformazione delle aspettative aziendali riguardo agli investimenti in tecnologia, l’esigenza di infrastrutture standardizzate, sicure e scalabili aumenta più che mai. Gestire questo cambiamento, minimizzando al contempo le interruzioni per l’azienda e gli utenti, è una sfida per tutti i CIO. Dell Service mette al servizio dei clienti l’esperienza necessaria per gestire cambiamenti tecnologici come migrazioni, consolidamenti e aggiornamenti su larga scala, applicando le best practice del settore e metodologie collaudate per realizzare soluzioni convenienti e di qualità elevata, in grado di sostenere la strategia aziendale.”

4. Il fattore pianificazione

È importante ricordare che la migrazione dell’infrastruttura IT va pianificata: è un processo che deve essere personalizzato per ogni singola azienda che intraprende questo percorso di trasformazione.

Se in questo senso esiste una tendenza (o sfida, errore, ostacolo che dir si voglia), è il fatto che le aziende non sempre comprendono tutte le potenzialità di una migrazione IT completa e pienamente efficace. Le macchine virtuali devono essere ottimizzate per la funzione a cui sono destinate, le specifiche delle apparecchiature fisiche devono essere scelte con cura in modo da supportare le risorse strategiche e gli obiettivi aziendali. Inoltre, un nuovo criterio di scalabilità generale deve essere integrato nel DNA dell’infrastruttura IT in costruzione. È un aspetto importante, a cui prestare la massima attenzione.

5. Cinque fasi interne

La quinta tendenza relativa alla migrazione è articolata in 4 elementi. Potremo attuare il processo di migrazione dell’infrastruttura IT quando avremo compreso esso è composto dalla combinazione di questi elementi.

  • Rilevamento: una fase di analisi, misurazione e audit dei sistemi, in cui vengono individuati i requisiti e l’ambito del programma per il futuro.
  • Architettura: applicazione di procedure operative, best practice e metodi ottimali.
  • Integrazione: test e rilascio delle versioni preliminari sono il prossimo passo nel ciclo di vita dell’IT.
  • Distribuzione: la fase finale consiste logicamente nella distribuzione, in cui hardware e software diventano operativi.

Il processo di migrazione dell’IT può naturalmente includere molte più fasi incrementali e tendenze di quelle sinteticamente descritte, ma questa breve rassegna dà un’idea della complessità del progetto, la cui attuazione può richiedere servizi di supporto specializzati.

 

 

 

Adrian Bridgwater

Adrian Bridgwater

Adrian è un giornalista esparto di tecnologia con oltre due decenni di esperienza nel settore. Agli esordi, ha iniziato a lavorare come news analyst per lo sviluppo di un software, e ad oggi si definisce evangelista tech e consulente per i contenuti. Ha speso quasi dieci anni concentrandosi su open source, analisi di dati e intelligence, soluzioni cloud, dispositivi mobili e gestione dati.

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Tag: Struttura convergente, Virtualizzazione