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Libera la tua azienda: come rompere facilmente le catene dei sistemi legacy

Tech Page One

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L’IT legacy può essere flessibile

Quelli che oggi sono strumenti IT all’avanguardia, diventeranno inevitabilmente legacy domani.

È la dura realtà della tecnologia aziendale. L’IT meno recente è più difficile da aggiornare, ampliare e modificare. Potrebbe essere vincolato all’hardware o al software di un produttore specifico, magari non più reperibile. Integrare tecnologie nuove ed emergenti con questi strumenti proprietari è difficile.

Se la tecnologia stessa è obsoleta, può essere complicato trovare personale che abbia le competenze adatte per la manutenzione e gli aggiornamenti, e si tratta in ogni caso di competenze costose.

Investi nel futuro, pianifica il “pensionamento”

400 x 300È molto raro trovare un’azienda che sia davvero un terreno vergine dal punto di vista dell’IT. Il CIO deve quasi sempre collegare le nuove tecnologie ai sistemi esistenti, precedenti o “legacy”.

Secondo h2Index, una società di ricerca e benchmarking del settore IT, molto spesso i problemi legati all’IT legacy nascono dall’aver sacrificato la flessibilità a lungo termine in nome delle esigenze immediate. “Col senno di poi, in fase di sviluppo sarebbe stato possibile integrare una maggiore flessibilità nelle applicazioni legacy, ma i costi iniziali sarebbero stati più elevati e i tempi più lunghi.”

Anche i sistemi che oggi sono all’avanguardia non resteranno tali in eterno. L’obsolescenza è un processo naturale, dovuto all’evoluzione delle tecnologie. Inoltre, i costi operativi dei sistemi IT aziendali aumentano nel tempo: è il cosiddetto “debito tecnologico” generato da aggiornamenti, componenti aggiuntivi e correzioni di bug.

Per alcuni sistemi IT – soprattutto quelli con applicazioni per la documentazione o la gestione transazioni, ad esempio per le attività bancarie o di controllo della produzione – è previsto un ciclo di vita operativa di almeno 10 anni.

Pertanto è ancora più importante pianificarne la sostituzione e assicurarsi che anche se si installa un unico sistema business-critical, esso sia abbastanza flessibile da poter interagire con le tecnologie che emergeranno in futuro.

“L’IT legacy non è tutta uguale”, afferma Clive Longbottom, principale analista dell’azienda di ricerca Quocirca. “Definiamo ‘heritage IT’ una tecnologia basata su risorse superate, ma ancora necessaria per la conduzione dell’azienda. Questa tecnologia deve essere inserita nel nuovo ambiente, tramite l’integrazione dei database e dei flussi di lavoro.

“È invece necessario pianificare la sostituzione dei sistemi veramente legacy. Se sono legacy non aggiungono valore reale all’azienda: non resta che liberarsene e ottenere risultati migliori con un nuovo sistema.”

IT agile, flessibile e a prova di futuro

Oggi molte aziende devono gestire sistemi IT superati, installati quando le tecnologie monolitiche di un unico fornitore erano ancora la norma.

Nel settore retail, ad esempio, la diffusione degli acquisti multicanale sta obbligando i negozi a integrare le vecchie infrastrutture di gestione magazzino e scorte con i nuovi front-end Web e mobili.

Ma a volte è meglio riconoscere che il sistema legacy è arrivato al capolinea ed è il momento di sostituirlo.

Gestire la migrazione

I CIO temono giustamente che abbandonare una piattaforma legacy comporti rischi e un aumento dei costi. Ma i rischi possono essere ridotti al minimo e i costi, per quanto inevitabili, saranno ampiamente compensati dai vantaggi di un’architettura IT moderna.

Passare a nuove infrastrutture di storage o di rete è un modo affidabile per assicurarsi un ritorno sull’investimento, poiché le nuove architetture definite dal software garantiscono flessibilità e un rapporto funzionalità/costi che non è possibile ottenere su piattaforme obsolete. Anche il cloud può essere una soluzione valida per aggiornare l’IT senza sostenere spese ingenti in conto capitale.

I CIO dovrebbero assicurarsi che le nuove piattaforme che prendono in considerazione siano in grado di eseguire anche i carichi di lavoro previsti per il futuro, che siano scalabili e che possano gestire le esigenze dei big data. Come sottolinea la società di analisi Bloor Research, la migrazione dei dati è un altro elemento essenziale di cui tener conto.

Passare a infrastrutture più agili per server, reti e software non è un’impresa da poco. Ma ne vale la pena, visti i vantaggi che deriveranno dalla possibilità di supportare la crescita aziendale a costi più bassi.

 

 

Stephen Pritchard

Stephen Pritchard

Stephen ha lavorato come giornalista tech per oltre 21 anni. Le sue passioni principali sono la teconologia, le telecomunicazioni, la scienza e l’ambiente. Produce e presenta il FT Connected Business Podcast, che tratta informazioni sul mondo della tecnologia. Inoltre, scrive, presenta e realizza video reportage per una grande quantità di media, e contribuisce nei panni di editore per le riviste IT Pro e Infosecurity Magazine. Gli argomenti che tratta maggiormente sono tecnologia, telecomunicazioni, media e giornalismo. Infine, ha gestito eventi per importanti riviste quali Financial Times, GigaOM e Infosecurity Magazine.

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Tag: Tecnologia, Virtualizzazione