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Proteggere i dati dei privati nell’Internet delle cose

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Proteggere i dati dei privati nell'Internet delle cose

 

La comunità di Internet cresce ogni giorno e un numero sempre maggiore di dispositivi può connettersi alla rete. Questi dispositivi includono sempre di più “cose” di tutti i giorni come sistemi HVAC, illuminazione, pompe e persino animali. Ci troviamo all’inizio di una nuova era, in cui gli elementi del mondo fisico possono essere monitorati, controllati e automatizzati, e in cui è possibile interagire con essi in modi mai visti prima. È quella che definiamo “Internet delle cose” (IoT), e molte aziende stanno cercando modi per sfruttare al meglio questa tecnologia.

L’Internet delle cose è al momento utilizzata in molteplici settori. I sensori integrati nei componenti sono in grado di avvisare in caso di guasti imminenti o già avvenuti. L’Internet delle cose è utilizzata per controllare il colore e il livello di illuminazione delle luci per la domotica automatizzata. In alcuni casi sono già state combinate tecnologie IoT, come nel nuovo videogioco Chariot che è in grado di modificare l’illuminazione della stanza in cui si gioca a seconda degli eventi all’interno del gioco stesso.

L’IoT consente a coloro che utilizzano strumenti di realtà aumentata come Google Glass, Microsoft HoloLens e altri di ottenere maggiori informazioni sugli oggetti che li circondano. Anche i robot possono sfruttare questi dati per meglio interagire con l’ambiente circostante. Sicuramente è un momento entusiasmante, ma dobbiamo anche fermarci a riflettere: mentre spingiamo sempre più avanti i limiti di “ciò che può essere fatto” dobbiamo chiederci “cosa dovrebbe essere fatto”.

Per comprendere le questioni di sicurezza che riguardano l’Internet delle cose, dobbiamo innanzitutto capire che essa si basa essenzialmente sul raccogliere più dati da più dispositivi. Questi dati possono essere utilizzati per fare tutte le cose meravigliose descritte in precedenza, ma possono anche comportare forti rischi per la privacy, a meno che il loro utilizzo non venga regolamentato.

I consumatori possono incoraggiare i cambiamenti

Proteggere i dati dei privati nell'Internet delle coseIl primo elemento che desta preoccupazione è la proprietà dei dati. Di chi sono i dati raccolti da così tanti dispositivi? Del proprietario del dispositivo, della persona che lo indossa, di colui che l’ha progettato o di tutti coloro che vi interagiscono? Ad esempio, se un’auto noleggiata raccoglie dati sulla velocità di guida di una persona, saranno dati di proprietà del guidatore, dell’agenzia di noleggio, del fornitore del software/hardware o dello Stato? Se le valute contengono dati di localizzazione, questi dati sono di proprietà del Tesoro? Chi utilizza il denaro ha voce in capitolo su come vengono utilizzati? Per risolvere queste questioni è necessario avviare una discussione seria.

In secondo luogo, per proteggere l’Internet delle cose occorreranno criteri più specifici a tutela della privacy e i consumatori dovranno spingere le aziende a utilizzare i propri dati solo per fornire i servizi richiesti. Inoltre, i dati privati dovranno essere rimossi quando non saranno più necessari per l’erogazione di tali servizi. D’altra parte, le aziende possono giocare d’anticipo e generare fiducia e un’esperienza positiva per i clienti, dimostrando di applicare e rispettare i suddetti criteri.

Naturalmente, tutto questo presuppone che all’utente medio interessino privacy e protezione dei dati. È probabile che i lettori di questo articolo abbiano più a cuore la propria privacy rispetto all’utente medio di Internet ed è proprio questo il problema, perché ci vuole una massa critica per generare il cambiamento. Le aziende venderanno i prodotti e i servizi più richiesti, mentre gli altri potranno essere eventualmente forniti in un mercato di nicchia. Non si verificherà un cambiamento generale a meno che un numero sufficiente di persone esprima la propria preoccupazione e influenzi le aziende selezionando prodotti e servizi in base alla loro capacità di proteggere la privacy.

È necessario agire ora che l’Internet delle cose è ancora in fase embrionale. Come abbiamo visto più volte, è molto più difficile proteggere le informazioni dopo che queste sono state raccolte, vendute e distribuite, e magari persino rubate.

Questo post è stato scritto nell’ambito del programma Dell Insight Partners, che fornisce notizie e analisi sul mondo della tecnologia in evoluzione. Dell ha sponsorizzato l’articolo, ma le opinioni che vi sono espresse sono personali e non rappresentano necessariamente le posizioni o le strategie di Dell.

 

 

Eric Vanderburg

Eric Vanderburg

Eric Vanderburg è un dirigente di sicurezza informatica che si è guadagnato il nome is “Sceriffo di Internet” grazie alla protezione che offre alle aziende contro le cyber minacce. Si è laureato in Scienze Tecnologiche alla Kent State University ed ha ottenuto un MBA con focus sui Sistemi Informatici. Eric ha ricevuto diversi premi ed oltre 30 certificazioni. Nel 2010, gli è stato riconosciuto un Dottorato honoris causa dal Vatterott College per il suo lavoro svolto nel campo della sicurezza informatica.

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