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Cloud: attenzione alle trappole!

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Sedotte dai servizi online, alcune aziende pensano di spedire verso il cloud le applicazioni professionali installate internamente. Ma quali sono le trappole da evitare?

Oggi sappiamo quali workload devono migrare per primi nel cloud. Ma la transizione non è sempre evidente. E diversi fattori devono essere considerati per evitare i pericoli.

La visibilità

Apprezzato per la sua semplicità d’uso e la sua flessibilità, il cloud computing rende a volte difficile la gestione delle infrastrutture hardware. Ciò avviene quando la società interessata sceglie una soluzione cloud pubblica, le cui infrastrutture – mantenute dal provider – sono destinate ad essere condivise da diversi clienti. Il problema in questo caso risiede nella capacità dell’azienda utilizzatrice di misurare la solidità dello zoccolo d’infrastruttura che sostiene le applicazioni. Senza alcun accesso a tali strutture, deve considerare come minimo nuovi strumenti di analisi della performance delle applicazioni integrate nei server virtuali.

 

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La resilienza

I servizi online più diffusi (motori di ricerca, piatteforme di diffusione di video in streaming…), noti per il consumo di notevoli quantità di risorse informatiche in hosting, sono stati pensati sin dall’inizio per far fronte ai guasti puntuali del cloud pubblico. Le loro architetture sono distribuite (ripartite su diversi server remoti), ridondanti, e alcuni integrano in origine sistemi di test e di prevenzione delle interruzioni del servizio, in caso di guasto di un server.

Di progettazione spesso precedente, le principali applicazioni aziendali (ERP, soluzioni di ottimizzazione della catena logistica, ecc.) sono state sviluppate partendo da un’altra filosofia. Questi pacchetti software si appoggiano sin dall’inizio su infrastrutture meno numerose, ma estremamente robuste. Pertanto è difficile migrarli negli ambienti distribuiti del cloud. E contrariamente ai servizi online, non tollerano praticamente alcuna perturbazione che possa comportare un guasto immediato di tutto il sistema.

 

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La localizzazione

L’accessibilità del cloud dipende parzialmente dalla sua ubicazione geografica: i tempi di latenza sono inferiori se il Datacenter si trova nelle immediate vicinanze degli utenti e più elevate se è archiviato negli Stati Uniti (senza replica sul continente europeo). Attenzione anche ai vincoli normativi che possono semplicemente vietare l’invio di dati su un servizio cloud basato al di fuori delle frontiere nazionali o europee.

 

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La reversibilità

Con il cloud, non basta valutare la robustezza dei server, l’accessibilità e la protezione delle sale di hosting o ancora gli impegni del fornitore in termini di qualità del servizio. Nell’ipotesi di una migrazione successiva, si deve anche essere consapevoli delle specificità tecnologiche proprie al cloud su cui si prevede d’installare un’applicazione critica. Le principali differenze risiedono nelle architetture di rete, che permettono di far comunicare tra loro diverse macchine virtuali, e nelle caratteristiche degli spazi di archiviazione messi a disposizione (può trattarsi di blocchi, accessibili grazie ad interfacce di programmazione o banche dati in hosting). La scelta dell’infrastruttura determina l’evoluzione futura dell’applicazione. E la sua capacità o meno di passare un giorno sul cloud di un altro fornitore.

 

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Dell

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