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Come sfruttare al meglio i Big Data

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Come sfruttare al meglio i Big Data

 

L’importanza di una visione unanime dei Big Data

Secondo un vecchio adagio la giovinezza è troppo preziosa per sprecarla da giovani. L’idea è che ai giovani manca l’esperienza per cogliere il valore della giovinezza. Lo stesso si può dire per la raccolta e l’analisi dei dati: spesso vengono affidate ai reparti IT, ma può essere fatica sprecata.

Eppure succede spesso. Secondo un sondaggio di Capgemini, il 67% delle aziende che ha intrapreso un progetto sui Big Data non ha definito i propri criteri.

Il problema ha due risvolti. Innanzitutto, la mancanza di coordinamento: un progetto ben riuscito deve coinvolgere tutti i soggetti aziendali interessati, il reparto IT, gli addetti al marketing e i team di finanza e analisi. Se non c’è accordo, possono sorgere problemi nella definizione dei termini del progetto, ovvero dell’obiettivo da raggiungere. Senza un dialogo preliminare, i diversi reparti potrebbero avere aspettative diverse.

In secondo luogo, si corre il rischio che il progetto sui Big Data diventi un semplice esercizio di competenze IT. Senz’altro ai tecnici piacerà poter utilizzare macchine potenti e reti più veloci, ma senza un’idea chiara sull’oggetto delle misurazioni l’intero progetto finirà per somigliare a un esperimento scientifico: una perfetta opportunità per constatare le capacità dell’infrastruttura, ma priva di valore aziendale concreto.

Il conflitto tra discipline

Come sfruttare al meglio i Big DataSiamo in presenza di un conflitto tra discipline. Accade spesso che le divisioni aziendali e l’IT non interagiscano in maniera fluida, una situazione che si crea quando i due gruppi hanno obiettivi diversi e parlano, per così dire, due lingue diverse. Ma quando entra in gioco l’analisi statistica il conflitto si inasprisce: il linguaggio della statistica esula dalla sfera di competenza di molti dirigenti aziendali, e il miscuglio di gergo IT e dati statistici può essere troppo.

Ecco perché è importante procedere di comune accordo fin dall’inizio. Non ha molto senso portare avanti un progetto sui Big Data senza aver definito in precedenza alcuni parametri.

Ecco alcuni punti da stabilire:

  •  Quali sono gli obiettivi del progetto?
  • Che cosa si intende misurare?
  • Quando devono essere disponibili i dati? La tempistica è ragionevole?
  • Quale periodo di tempo riguarderanno le misurazioni?  Occorrono analisi in tempo reale?
  • Come dovranno essere presentati i dati? In forma grafica? In forma numerica?
  • I dati dovranno essere importati in un’altra applicazione?

Conclusioni: la costituzione di un gruppo addetto ai dati

Saranno sollevate molte altre domande, ma il punto è che tutto dovrà essere chiarito prima dell’avvio del progetto. Analizzando i risultati del suo sondaggio, Capgemini consiglia alle aziende di creare un gruppo addetto ai dati, che abbia il compito esclusivo di raccogliere e analizzare questo tipo di informazioni. Idealmente, il gruppo dovrebbe essere composto da membri dotati di competenze ed esperienze differenti, a cui l’azienda possa attingere. Almeno in questo modo, i professionisti IT avranno un ruolo da giocare senza essere gli unici detentori dei dati.

 

 

Maxwell Cooter

Maxwell Cooter

Max è un giornalista freelance che copre una varietà di materie relazionate con l’IT. È stato il fondatore di Cloud Pro, una delle prime guide sul mondo cloud. Successivamente ha fondato anche IDG’s techworld ed ha lavorato come editore per Network Week. Da freelancer, ha potuto collaborare con IDG Direct, SC Magazine, Computer Weekly, Computer Resellers News, Internet Magazine, PC Business World e molti altri. Ha anche avuto l’opportunità di partecipare a diverse conferenze ed è stato telecronista per BBC, ITN e Computer TV Channel CNBC.

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