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Big Data: risolvere i problemi aziendali uno a uno

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Big Data: risolvere i problemi aziendali uno a uno

 

Ho già parlato in passato del boom dei Big Data e della piccola rivoluzione dei dati, e sono ancora argomenti attuali. Naturalmente qualsiasi quantità di dati rappresenta una risorsa, anzi, una necessità per l’azienda, e questo è un fatto inconfutabile. Ma in particolare i Big Data, definiti come“i dati strutturati, non strutturati e semistrutturati in continua espansione che aziende di ogni dimensione generano e raccolgono, e poi faticano ad archiviare, gestire e analizzare”, giocano un ruolo fondamentale negli scenari aziendali.

I Big Data rivestono un ruolo vitale nell’azienda

I Big Data, che includono i dati generati automaticamente e le informazioni raccolte dai social media, consentono alle aziende di connettersi concretamente con i clienti, esplorare i mercati e determinare l’efficienza dell’utilizzo delle risorse e delle operazioni interne. Sappiamo tutti che sono importanti. Ma c’è un problema: la loro analisi comporta tante componenti e tanti interrogativi che la questione può diventare rapidamente molto confusa. Come possiamo individuare i dati rilevanti? E come possiamo utilizzare le conoscenze per cui investiamo tempo e denaro? È chiaro che il successo delle aziende dipende dalla capacità di usare i Big Data, ma la cosa interessante è che alcuni sanno farlo meglio di altri, come accade per la maggior parte delle cose della vita.

Le rock star dei Big Data

Big Data: risolvere i problemi aziendali uno a unoForbes ha recentemente indicato alcune “rock star” dei Big Data. Ad esempio, UPS risparmia 50 milioni di dollari all’anno in carburante, manutenzione e tempo utilizzando i dati raccolti sugli itinerari per ridurre al minimo il numero di svolte a sinistra che gli autisti devono effettuare. Il minor tempo trascorso ai semafori in attesa di svoltare e i sensori con componenti specializzati installati nei veicoli hanno permesso anche di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di risparmiare oltre 5,6 milioni di litri di carburante.

Come riferisce CTOVision.com, anche Costco raccoglie Big Data, in questo caso su ogni acquisto effettuato dai clienti. Durante un recente caso di richiamo di “frutta avariata”, Costco ha potuto mettersi in contatto nel giro di 24 ore con ogni singola persona che l’aveva acquistata. Sono proprio interventi simili ad aumentare la fiducia del cliente e, a conti fatti, i profitti.

Quindi i Big Data sono potenti? Sì. Possono rivelarsi troppo difficili da gestire? Senz’altro. È possibile investire moltissimo in risorse umane, strumenti e processi per sfruttare al massimo la potenza dei Big Data e non ottenere comunque i risultati sperati? Indubbiamente. Ma esiste una strategia per aiutarti a sfruttare al meglio gli investimenti sui Big Data. La “scialuppa di salvataggio” per non annegare in un mare di Big Data consiste nell’affrontare un progetto alla volta.

Un approccio mirato può portare a risultati migliori

Affrontare più progetti di Big Data contemporaneamente, per ottenere risultati più solidi in meno tempo, può sembrare un’ottima idea, ma un approccio del genere non è sempre la mossa più indovinata. Se non si presta attenzione, si rischia di spendere molto denaro per progetti di analisi dei dati, per poi ritrovarsi con una marea di informazioni che alla resa dei conti produce ben pochi risultati. Perché? Le possibilità legate ai Big Data sono talmente numerose che è semplice farsi sviare, perdere di vista l’obiettivo o cambiare strada a metà progetto. Potresti ritrovarti con più attività in corso nello stesso momento e in fasi differenti. Il problema è che spesso ciascuno dei diversi progetti finalizzati a risolvere lo stesso problema aziendale fa affidamento sui risultati degli altri: se uno rallenta, ne risentono anche tutti gli altri.

È preferibile ridurre al minimo il numero di variabili da affrontare contemporaneamente, e iniziare da uno dei problemi principali. Dedica le risorse a raccogliere e analizzare con cura i Big Data legati al problema in questione, quindi implementali in modo che abbiano la portata più ampia possibile. Dopodiché, passa ai problemi aziendali meno critici che vuoi comunque risolvere. Questo approccio “a cascata”, che considera un problema alla volta, produrrà risultati migliori e informazioni più significative.

I Big Data devono lavorare per te, non il contrario. Dopotutto, hai investito tempo e denaro per raccoglierli e hai diritto di sfruttarne i vantaggi: questo approccio mirato può essere d’aiuto.

Come stai gestendo le implicazioni di tutti i dati all’interno dell’azienda? Hai adottato un approccio che si basa sui singoli progetti di Big Data o hai messo troppa carne al fuoco? In ogni caso, sono molto interessato a conoscere le esperienze che hai maturato durante tutto il processo di apprendimento per padroneggiare e sfruttare al meglio l’afflusso dei dati.

Questo post è stato scritto nell’ambito del programma Dell Insight Partners, che fornisce notizie e analisi sul mondo della tecnologia in evoluzione. Dell ha sponsorizzato l’articolo, ma le opinioni che vi sono espresse sono personali e non rappresentano necessariamente le posizioni o le strategie di Dell.

 

 

Daniel Newman

Daniel Newman

Daniel Newman è il co-CEO di V3 Broadsuite e Presidente di BroadSuite Media Group, dove lavora per permettere a piccole e grandi aziende di essere individuate e riconosciute nel mondo digitale. Egli è anche autore di due libri, professore di gestione aziendale e collaboratore per riviste come Forbes, Entrepreneur e Huffington Post.

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