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7 miti da sfatare sui Big Data

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7 miti da sfatare sui Big Data

 

1. Nei Big Data non contano solo le dimensioni

Comunemente si pensa che i Big Data siano proprio come Douglas Adams definisce lo spazio nella Guida galattica per gli autostoppisti: enormemente incredibilmente spaventosamente vasti. E invece le dimensioni non sono tutto: conta soprattutto il modo in cui le aziende riescono a gestire svariati set di dati eterogenei, come database SQL strutturati, video o informazioni provenienti dai social media. Dunque la vera questione è la possibilità di riunire informazioni da una varietà di fonti.

2. L’infrastruttura non è tutto

In informatica si usa l’espressione “Garbage In, Garbage Out” (letteralmente “Spazzatura Dentro, Spazzatura Fuori”) per indicare che i computer elaborano acriticamente anche dati senza senso, producendo a loro volta risultati insensati. Quindi non basta possedere l’hardware più potente: se i dati analizzati sono poco precisi o addirittura errati, non si ottengono magicamente i risultati giusti.

3. I Big Data sono troppo importanti per essere lasciati ai tecnici

7 miti da sfatare sui Big DataCome abbiamo appena detto, spesso l’analisi dei dati viene considerata una semplice questione di scelta della piattaforma o degli strumenti di analisi più appropriati. È invece necessario assicurarsi che tutte le componenti aziendali collaborino per prendere le decisioni giuste su cosa deve essere analizzato. Spetta ai settori IT, marketing e contabilità (insieme alle altre parti eventualmente interessate) decidere di concerto quali informazioni sono davvero necessarie.

4. I data warehouse non sono più necessari

Alcuni ritengono che nell’era dei Big Data i data warehouse siano tecnologie obsolete e non più necessarie. Ma una tecnologia non esclude l’altra: le aziende che necessitano di registri cronologici dettagliati faranno comunque affidamento sui tradizionali data warehouse, anche perché non sempre occorrono dati in tempo reale. A volte serve una prospettiva a lungo termine, e un’istantanea può non fornire tutte le informazioni richieste.

5. È l’epoca dei data scientist

Per i data scientist è un periodo niente male: le loro competenze sono fortemente richieste, gli stipendi sono da capogiro e, vista la grande domanda di sistemi per i Big Data, questo trend non sembra destinato a esaurirsi presto.  Il problema è che i data scientist devono avere una rosa di competenze specifiche: devono comprendere il funzionamento dei database, devono possedere nozioni di analisi matematica, eccellenti capacità di programmazione, specialmente in Java, e una forma mentis aziendale. Le persone con un profilo simile sono rare e dovranno pertanto essere lautamente retribuite.

6. Si parla di Big Data? Si parla di Hadoop

Hadoop è senza dubbio la tecnologia di Big Data più nota, ma, data la sua complessità e la varietà dei suoi strumenti, è difficile reperire specialisti esperti a riguardo. Eppure un valido tecnico Hadoop può effettuare una moltitudine di operazioni che consentono di acquisire informazioni estremamente utili sull’avanzamento dell’azienda.

La popolarità di Hadoop ha tuttavia generato la diffusa convinzione che questa tecnologia sia sinonimo di Big Data. Ci sono invece molte opzioni tra cui scegliere per chi intende sfruttare le analisi dei dati. Apache Spark si sta attestando sempre di più, mentre alternative più tradizionali come MapReduce (e i suoi molti derivati) offrono altri possibili percorsi da seguire.

7. Per i Big Data bastano le macchine

Faremo totalmente a meno degli umani? No, ci sarà sempre posto per l’intuizione e l’interpretazione umane, almeno per il prossimo futuro. Forse un giorno diventeremo schiavi dei robot, ma per ora le analisi dei Big Data richiedono più di una semplice analisi automatica.

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Maxwell Cooter

Maxwell Cooter

Max è un giornalista freelance che copre una varietà di materie relazionate con l’IT. È stato il fondatore di Cloud Pro, una delle prime guide sul mondo cloud. Successivamente ha fondato anche IDG’s techworld ed ha lavorato come editore per Network Week. Da freelancer, ha potuto collaborare con IDG Direct, SC Magazine, Computer Weekly, Computer Resellers News, Internet Magazine, PC Business World e molti altri. Ha anche avuto l’opportunità di partecipare a diverse conferenze ed è stato telecronista per BBC, ITN e Computer TV Channel CNBC.

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